martedì 5 febbraio 2008

DOVE VA LA FOTOGRAFIA

Posto questo interessante articolo di Luca Pianigiani sul fenomeno della vendita di immagini stock a prezzi molto bassi. Manca la fotografia iniziale ma non riveste molta importanza. Buona lettura.

"Questa è una foto acquistata su iStockPhoto. Attenzione: abbiamo scritto "costa 1$" e non "vale 1$", perché in realtà vale molto di più. Una considerazione sulla quale meditare...



Questo è un argomento non facile. Che diamine, siamo a metà luglio, e forse avrebbe senso parlare di vacanze, di argomenti leggeri, magari filosofici, magari anche spiritosi. E invece sono i fatti che ci impongono di riprendere un argomento che spesso abbiamo trattato in convegni che abbiamo curato (come per esempio nell'ultima edizione di AdobeLive). E non lo facciamo per ripeterci, ma per approfondire ulteriormente l'argomento. Stiamo parlando della realtà della vendita di immagini stock a prezzi bassissimi, un meccanismo attivato (o quantomeno trasformato in caso mondiale) da Bruce Livingstone per iStockPhoto, un successo tale che ha portato nel 2005 il gigante Getty Images ad acquistarlo per 50 milioni di dollari.

Molti di voi conoscono questo sito, e quelli che sono nati sulla base del suo successo; per i pochi che ancora non lo sanno, basta dire che iStockPhoto propone fotografie a costi variabili tra 1 dollaro a una decina di dollari in funzione della risoluzione che si desidera scaricare. Sembra, agli occhi di molti, la morte della professione del fotografo, che ovviamente non può combattere sul mercato proponendo foto da un euro circa. Ma perché ne riparliamo oggi, proprio oggi? Perché, per esempio, potremmo dire che siamo stati ispirati da Fabrizio Corona, che tra le mille cose che sta dichiarando c'è anche quella che segnala di voler assoldare dilettanti dotati di fotocellulari per riprendere gli scoop durante le feste con vip. Ma non è così: quella che è stata la molla di questo Sunday Jumper è stata la presentazione, pochi giorni fa, del sito SnapVillage, creato da Corbis, altro gigante della vendita di immagini. Il quadro si fa più chiaro: si può anche dichiarare ciò che si vuole, ma il mercato dell'immagine trova nella metodologia dei micropagamenti una risposta efficace e di successo. Per chi? Beh... ecco... per parlarne, nella pratica e non in teoria, ho pensato di mettermi per una volta due cappelli in testa. E quindi di proporvi la visione da un lato e poi dall'altro. Mi aveva in passato affascinato la logica narrativa del libro "Il collezionista", che raccontava di un uomo squilibrato (forse lo sono anche io, ma non per i motivi del libro in questione) che rapiva una ragazza di cui era innamorato e provava, nel periodo di prigionia, a vedere dalle sue reazioni uno spiraglio di amore e di comprensione anche da parte sua. Il libro a metà si interrompe con la sua narrazione vista da parte del rapitore, e ricomincia mostrando la stessa situazione vista dalla rapita. Affascinante... di sicuro più di quello che posso fare io, ma spero di non annoiarvi.

Luca - versione fotografo professionista.

Non so se lo sono, probabilmente no, o almeno non del tutto: il mio fatturato annuale solo minimamente è legato alla vendita di fotografie scattate da me. Però... consentitemi di mettermi questo cappello per un attimo, perché di sicuro è il mestiere che avrei voluto fare sin da piccolo, perché da vent'anni collaboro e interagisco con i fotografi professionisti e quindi mi sento parte del loro mondo, perché comunque - pur in piccolo - produco foto che finiscono su prodotti editoriali, su brochure, su copertine di dischi, sul web.

Bene, se fosse la mia base di sopravvivenza, mi preoccuperei di "svendere" le mie fotografie a prezzi irrisori (una percentuale di 1 dollaro è davvero... un'inezia). Al tempo stesso, c'è una cosa che mi spaventerebbe di più: il fatto di non vendere per nulla, a nessun prezzo. Poco, quasi nulla... è sempre meglio di nulla. Certo, è argomento di scarso valore: guadagnare una percentuale di 1 dollaro al mese è come dire che è come guadagnare nulla. A quel punto, sembrerebbe meritevole mandare tutto al diavolo e pensare di aprire un chiosco di panini (citazione di uno degli ultimi Sunday Jumper, particolarmente apprezzato).

Il problema è che il calcolo viene fatto sempre su una singola unità, su un'unica azione di vendita. Se vendessimo 1000 foto da un dollaro all'ora... allora tutto cambierebbe, no? D'altra parte ci sono aziende che vendono prodotti dal bassissimo costo unitario (pensate ad una bottiglia di acqua minerale, oppure alle figurine Panini, o ancora ad un sms mandato da un cellulare: micropagamenti che, rivolti ad un pubblico enorme, generano tanto fatturato e spesso anche enormi utili).

Pensiamo ad un'altra cosa: il costo delle immagini, intendo la produzione, con il digitale si è praticamente azzerato. Certo, c'è il costo dell'attrezzatura, quello degli anni passati ad imparare, il tempo necessario per fare le foto... ma se le foto sono già state scattate e risiedono su un vostro hard disk... beh, una vendita esterna al nostro attuale potenziale e al nostro mercato corrisponde immediatamente ad un guadagno privo di spese e quindi tutto "utile".

Un'ultima cosa: abbiamo citato, durante un convegno di AdobeLive, il nome della fotografa che ha avuto maggiore successo al momento su iStockPhoto, una tale Lise Gagné che pur non famosa e nemmeno particolarmente "geniale", guadagna grazie ad iStockPhoto circa 125 mila dollari all'anno. E questo non le impedisce di realizzare lavori pagati di più per clienti esterni al mondo dell'immagine stock su Internet, però... forse molti di quelli che ci leggono, e che arricciano il naso per questa "volgarizzazione" del valore culturale e professionale della fotografia non raggiungono un fatturato uguale a quello di Lise Gagné, e quindi dovrebbero considerare che forse non è poi così svilente e specialmente stupido vendere le proprie immagini a cifre così irrisorie.

Luca, versione fotografo, non disdegna questo mondo, perché capisce che - se gestito in modo intelligente - può portare a buoni risultati. Non sono risultati semplici, perché è quasi ugualmente difficile vendere una foto a 1000 Euro quanto venderne, nello stesso tempo, 1000 foto ad 1 Euro, ma sono risultati raggiungibili, con impegno e sforzo, Ma, come promesso, ora mi tolgo questo cappello, e mi metto quello di chi ogni giorno acquista fotografie.

Luca - versione committente di fotografie

Bene, mi sono tolto il cappello di "fotografo" (così non faccio brutta figura), e mi sono messo quello di committente di fotografie. A volte, servono fotografie personalizzate: se bisogna fare un servizio ad un attore o ad un'attice in visita a Milano per la prima Europea del suo film, serve che qualcuno scatti le foto in questa specifica occasione. Se è necessario fare la pubblicità di una scarpa da tennis nuova, serve che qualcuno fisicamente la realizzi. In questi (e molti più) casi, la produzione dell'immagine richiede tempo, soldi e risultati di qualità. Lo stesso vale per le foto di un matrimonio, ovviamente: non si usano immagini stock per un album di matrimonio, o quantomeno non per quelle principali...

Se invece, come diceva l'amico fotografo Stefano Muscetti (quando ci si vedeva... bei tempi!), è vero che al mondo ci sono più foto di giaguari che giaguari vivi da fotografare... allora ha senso pensare che sono tantissime le applicazioni fotografiche che fanno e possono fare uso di immagini stock e che spesso non hanno un budget adeguato per una foto "d'autore". Al tempo stesso, la comunicazione fa sempre più uso di immagini, e lo farebbe ancor di più se il valore unitario di ogni singola fotografia fosse (come è su iStockphoto o su altri) di bassa entità. Si spende senza dubbio 1, 2, 5, 10 euro per una foto, anzi: si spende queste cifre ad ogni minuto del lavoro professionale, e quindi alla fine della giornata (della settimana, del mese, dell'anno) si comprano centinaia, migliaia di immagini che non si sarebbero comprate (e quindi vendute) alle tariffe standard.

C'è qualcosa in più, oltre al valore, capita a me, ma so che capita a tutti: si lavora con tempi stretti, spesso in orari fuori da quelli canonici. Avere uno strumento flessibile come iStockPhoto mi permette di acquistare immagini senza nemmeno pensarci, di trovare la soluzione in ogni minuto della giornata, di avere delle risposte chiare ed immediate. Tutto questo fa sì che "Luca-versione committente di fotografie" usi spessissimo strumenti come iStockPhoto e come me lo usano sempre di più in tutto il mondo. Se per un momento vi togliete anche voi il cappello di fotografi, e vi mettete dall'altra parte, forse per una volta potrete vedere che non è poi così sbagliato.

Non importa da che parte stiamo, però...

Io potevo anche evitare questo giochino del cappello: poco importa qual è quello che abbiamo in testa, né io né voi possiamo cambiare un'onda che è sempre più evidente, persino per le società che hanno i muscoli e la faccia giusta per vedere foto: Corbis ha fatto questo nuovo sito (SnapVillage... anche sul nome vi consiglio di riflettere, ingloba delle strategie molto forti), e con attezione cerca di non rimanere fuori dal business in crescita dei micropagamenti, ma anche di non vampirizzare il proprio potenziale ad alto valore. Per questo, pur lasciando liberi i fotografi di scegliere il costo delle loro immagini su SnapVillage, consente di farlo da 1 a 50 dollari. Teoricamente cosa impedirebbe di lasciarli liberi completamente? Se pensano di poter vendere a 500 dollari e ci riuscissero... sarebbe positivo per tutti no? (per il fotografo, ma anche per Corbis, ovviamente, che si prende il 70% del valore, come succede con quasi tutte le agenzie). Non lo fa, perché vuole separare bene una produzione (e un valore) di "serie A" da quello di "serie B", dove però il valore qualitativo dell'immagine forse non c'entra molto, ma c'entrano motivi di carattere più politico e strategico.

Mi è capitato di trovare fotografie meravigliose a 1 dollaro, e fotografie insulse a 500 dollari. Dov'è il punto di incontro di questa proposta? Non certo e non solo (sarebbe troppo facile) nel costo finale. La morale di questo discorso, che è lunghissimo e già ha superato la pazienza di molti, è: la strada di maggiore successo del mercato fotografico è rappresentato dalle soluzioni basate su micropagamenti. Per avere successo in questo settore bisogna avere a disposizione (e proporre) tante immagini, che siano facilmente vendibili perché fruibili ed usabili in tanti ambiti. Se seguiamo questa strada, forse non raggiungeremo i fatturati di Lise Gagné, ma avremo una base di entrate fisse senza sforzo (o con un piccolo sforzo) e forse (dico forse... e lo ribadisco) avremo più possibilità di produrre, per il nostro piacere e per la nostra vocazione, immagini di alto valore, potremo fare ricerca espressiva ed artistica, che potremo "permetterci" proprio perché l'affitto dello studio oppure le lezioni di danza di nostra figlia verranno pagate dal lavoro di routine, quello che chiede e compra (in tante unità, anche se pagate poco a singola unità) il mercato. C'è una cosa in più: come ha insegnato iTunes, se il mercato ha a disposizione una soluzione economica e flessibile, preferisce comprare invece che "rubare": una delle migliori difese contro la pirateria è offrire alternative credibili, che rendano più facile (e quindi anche più economiche, sembra assurdo: più "economiche" del furto) l'acquisto. Vendere a poco quello che prima forse ci rubavano è, anche questo, un vantaggio. Basta vendere tanto... e per farlo servono venditori (come iStockPhoto) in grado di catturare l'attenzione di milioni di utenti.

I migliori creativi, quelli che hanno poi magari avuto successo e hanno fatto tanti soldi con la fotografia sono stati quelli che potevano permettersi di proporre il proprio stile e le proprie scelte. Perché erano ricchi di famiglia e non avevano bisogno di soldi per vivere, oppure che facevano un doppio lavoro. Oppure perché erano visionari, e quindi lontani dagli schemi "pratici" della vita. Se non rientrate in questa categoria, forse il contenuto di questo Sunday Jumper potrebbe risultare un punto di partenza utile... o almeno speriamo. Che sia chiaro: noi stiamo dalla vostra parte, provochiamo e trattiamo temi antipatici per dare un contributo, per evitare il rischio che le evoluzioni si debbano subire e non controllare. Se Corbis, Getty e compagnia stanno cercando di controllare le rivoluzioni in atto, dovete farlo anche voi (noi).


Ci viene voglia di approfondire questo argomento (con relazioni, convegni...), ma ci domandiamo... interesserà davvero ai nostri lettori? Analisi di mercato, tendenze, interviste, schemi e metodi per vendere immagini in questa nuova era? Ci augureremmo di si, pensiamo che il mestiere del fotografo richieda questo tipo di analisi, ma forse ci sbagliamo. Bell'interrogativo, chissà se qualcuno ci aiuta a capirlo?

di Luca Pianigiani

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